SILICONE PER SCHIAPARELLI, TEATRALITÀ DA BALENCIAGA, SEDUZIONE DISCRETA DA ARMANI PRIVE di Stefania Giacomini
2026
Questi abiti scultura con, lattice, silicone, lastre di vernice colata, materiale impensabile fino a qualche tempo fa, sono frutto della libertà creativa di Daniel Roseberry.
Creature venute da mondi lontani, da film di fantascienza, dagli abissi marini. Sono le creazioni immaginifiche dello stilista che provoca stupore e emozione e in fondo è sulla ascia dalla filosofia di Elsa Schiaparelli, la maison di cui è il direttore artistico, e continua il legame con il concetto surrealistico di trasformare la realtà in emozioni potenti. Certo Roseberry ha dimostrato coraggio nel presentare creazioni senza conoscere il risultato finale, le reazioni del pubblico. Eppure ci saranno donne che per una sera eccezionale vorranno questi abiti? Io penso di si! A tutti i costi per sentirsi uniche!
Altro scenario da grandeur parigina a la Cité Universitaire di Parigi. La sfilata di debutto dell’italiano Pierpaolo Piccioli nell’alta moda di Balenciaga– la cinquantacinquesima per la maison del gruppo Kering – è una magnifica dimostrazione di pura teatralità sartoriale, con forme scultoree e volumi fluidi e gestuali.
«Questa collezione è una successione di variazioni intorno alla stessa idea: la leggerezza, il dialogo con il corpo, la ricerca di una modernità che permetta davvero di vivere nell'abito, di muoversi liberamente», ha spiegato lo stilista. «Volevo trasformare l'immagine della donna in abito da sera in qualcosa di più cool».
Come da tradizione, il défilé si è concluso con l'uscita della sposa, uno dei momenti più attesi di ogni sfilata Haute Couture con la top model statunitense Anok Yai, avvolta in un abito scultoreo e destrutturato, ancorché ispirato a un modello di Cristóbal Balenciaga del 1967.
Per questo nuovo capitolo, lo stilista ha scelto di mettere al centro anche il lavoro delle persone che trasformano il tessuto in creazione. «La couture è il frutto del lavoro di esseri umani», ha detto. «È plasmata dal loro tempo, dalla loro dedizione, dal loro spirito e, soprattutto, dal loro amore infinito» e con i suoi collaboratori è uscito per salutare il pubblico.
Movimenti sinuosi ci sono nella collezione di Armani Privé firmata dalla nipote Silvana Armani, movimenti creati con linee esatte. Sembrano una contraddizione ma non lo sono.
“C’è il piacere privato di scegliere un abito, indossarlo, di sentirlo proprio: un gesto intimo, mai ostentato». È la sua filosofia per la la sfilata di Alta moda autunno/inverno 2026-2027.
La seduzione non agita e non fa rumore: Silvana costruisce una femminilità mai sdolcinata. Il rigore maschile entra in scena con la giacca, poi si scioglie in curve lente, in abiti lunghi che sembrano colonne notturne. La tavolozza dei colori propone neri che non sono neri, ma fondi di verde, bruno, amaranto e blu.
Le superfici vellutate assorbono la luce, i bagliori la restituiscono con parsimonia. L’animalier è appena accennato ( forse si poteva evitare), mentre ricami e pietre cangianti sembrano cuciti alla pelle.
Ne esce una donna che non cerca l’effetto, abita il lusso senza diventarne prigioniera.