A PM3 la magia dell'arte e degli abiti Valentino nella mostra 'VENUS'
2026
Quando la creatività, l'arte, il saper fare e l'artigianato si mettono insieme esce un esposizione che lascia il visitatore incantato. Per la prima sua esposizione la portoghese Joana Vasconcelos immagina una Venere affatto idealizzata: anzi è un pretesto per una efficace critica sulla cultura contemporanea e e sull’evoluzione dei ruoli femminili.
L’artista trasforma il domestico e familiare in simbolico. In apertura un lavoro crochet incorniciato si confronta con l'abito haute couture di Valentino in bianco e nero della collezione 1989- 1990 ispirata alla sensibilità purista di Joseph Hoffman. Una collezione che ancora ricordo per la purezza e l'eleganza delle linee.
Quindici opere dell'artista affiancano gli abiti d'alta moda di Valentino e in città ci sono due mega istallazioni all’aperto di cui una di fronte alla fondazione rappresenta una mega maschera realizzata con decine di specchi.
Non solo crochet e tessuti ma utensili casalinghi come pentole, coperchi, ferri da stiro celebrano l'emancipazione femminile.
Dunque pur rispettando l’identita della donna, Vasconcelos conferisce a queste opere la forza espressiva di forte impatto.
Vediamo così, ispirata ai ' trasformers' , l'opera d'arte 'Fiore di Loto': è realizzata con decine di ferri da stiro, firmati Bosch.
Ma anche l'omaggio alla mitica Marylin Monroe, a Cenerentola e a Betty Boop insieme a mirabili creazioni del mitico Valentino si esprime con due scarpe giganti dal sensuale tacco formate da centinaia di coperchi e pentole d'acciaio. Istallazione geniale.
Non poteva mancare il rosso: lo splendido abito in rosso Valentino è abbinato al classico pendente portoghese rotante. Ciò che spiazza è , avvicinandosi, capire che è realizzato con da quattromila utensili da tavola in plastica piegati e assemblati a mano. Quanti messaggi in questa istallazione!
La cabina rifugio, col sottofondo della celebre canzone 'Strangers in the night' di Frank Sinatra è simbolo che oscilla tra denuncia e romanticismo: le sue luci sono quelle di fari intermittenti, ricordano le auto notturne che si avvicinano alle prostitute lungo le strade ma la melodia di Sinatra trasforma questo luogo in una promessa d’amore. Accanto un romanticissimo abito Valentino.
In finale ' il giardino dell’eden' associato al concetto del mondo paradisiaco e di trasgressione. Racconta cinque tipologie di donna: valchiria, fenice prostituta, cenerentola, femme fatale e seduttrice. Gli abiti di Valentino emergono da una istallazione che con meccanismi high tech, flora sintetica dà l’illusione di un posto organico. Anche qui: ironica provocazione del nostro tempo in cui l'artificiale copia e si sostituisce alla natura?
Molte di queste opere sono frutto di lavoro collettivo: sono nate da seminari di uncinetto diffusi in molti luoghi di Roma, con l'impegno di duecento giovani, studenti di varie scuole di design e moda, con il coinvolgimento di giovani pazienti del Gemelli, di donne accolte nei centri per rifugiati, del centro Differenza Donna ed dei detenuti del carcere di Rebibbia.
Queste magnifiche opere sono realizzate e assemblate anche grazie alla collaborazione di molti studenti di scuole di moda e costume e anche alle associazioni per donne in difficoltà o ex carcerate. Non è fantastica la capacita collettiva di realizzare un 'opera così unica. E' la forza geniale di Joana Vasconcelos grazie alla Fondazione Giammetti Valentino la cui vocazione è proporre moda e arte. La mostra dovrebbe essere visitata da tutti in particolare dai giovani per dire che la creatività e' infinita.