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‘FASHION FRAMES’, ABITI RACCONTANO IL CINEMA A NEW YORK - GOOD IN ITALY

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‘FASHION FRAMES’, ABITI RACCONTANO IL CINEMA A NEW YORK

2026
30 creazioni realizzate da celebri couturier, stilisti e atelier come Fernanda Gattinoni, AnnamodeCostumes, Valentino, Giorgio Armani, Guillermo Mariotto, Max Mara, Versace, solo per citarne alcuni, sono la mostra Fashion Frames — a cura di Stefano Dominella, ambasciatore del Made in Italy nel mondo — per la prima volta a New York nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura fino ad aprile per celebrare l’incontro leggendario tra cinema e moda.
 

Oltre 400 le personalità della moda, cinema, dello spettacolo, della cultura, della stampa e della diplomazia, hanno partecipato all’ inaugurazione, alla presenza del Direttore dell’Istituto Claudio Pagliara, del CEO del Festival del Cinema di Toronto Piers Handling, del curatore della mostra Stefano Dominella, della produttrice cinematografica premio Oscar Eileen Muriel Tasca e del Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli,  che ha sottolineato come “la moda non rappresenti unicamente artigianalità e creatività, ma qualcosa che ha a che fare con la nostra cultura, il nostro patrimonio e il nostro modo di vedere il mondo”.
 
 
Questa nuova edizione trasforma i manichini in stelle e i tessuti in narrazione visiva, mettendo sotto i riflettori la grande sinergia creativa tra stilista, costumista e attrice: un legame che plasma icone, costruisce miti e proietta il Made in Italy sul palcoscenico mondiale.
 
“La nuova edizione della mostra Fashion frames” è tributo alla moda italiana,  e opportunità per celebrare la nostra cultura e il nostro patrimonio,” dichiara il curatore Stefano Dominella. “Per la prima volta dopo tanti anni a New York, presso l’Istituto Italiano di Cultura, sono esposti il valore del saper fare, la bellezza e lo stile che hanno reso celebre il Made in Italy nel mondo”.
 
 
Negli anni Cinquanta, fu proprio il cinema a mostrare al mondo che a Roma stava nascendo una nuova tendenza “couture” italiana. La capitale si trasformò nella “Hollywood sul Tevere” e nella fabbrica dei sogni all’italiana, dove lo stile incontrava il racconto e insieme definivano un’epoca.
 
Cinema e divismo divennero da subito veicolo privilegiato e strumento di comunicazione per la moda italiana, generando un intimo dialogo tra creatori di moda e costumisti, atelier e set, tessuti e copione. Le Star di Hollywood che giunsero nella Capitale iniziarono a vestire le creazioni delle allora nascenti case di moda italiane, innescando una rivoluzione di stile in tutto il mondo.
 
Provenienti da importanti archivi storici e dall’archivio storico personale del curatore, gli abiti in esposizione raccontano un viaggio tra gli stili: i drappeggi che cingono Lana Turner inventano un prototipo new romantic; lo stile impero di Audrey Hepburn, nel film “Guerra e pace”, inaugura una nuova “moda” in tutto il mondo; l’abito a sirena che avvolge Anita Ekberg nella celebre scena della fontana di Trevi ne “La dolce vita” di Federico Fellini, diventa icona di stile e sensualità; più vicine a noi nel tempo, Sabrina Ferilli, tra i protagonisti del film premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, Monica Bellucci, statuaria bellezza mediterranea, immortalata da Giuseppe Tornatore nel film “Malena”, Scarlett Johansson e la Pop Star Beyoncé, icone di un’estetica contemporanea; e ancora altre dive di diversi periodi storici: Ornella Muti, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Maria Callas, e Sofia Loren con il suo abito rosso, nell’indimenticabile scena del mambo italiano nel film “Pane, amore e...” di Dino Risi.
 
Vale la pena ricordare a proposito del connubio moda cinema anche il libro ‘Alla scoperta del set’ di Stefania Giacomini che racconta non solo i mestieri dietro le quinte del cinema ma anche la collaborazione della moda con il quinto potere.
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