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"PRIMA E DOPO" - LIBRO FIRMATO DA CARLA CUCCHIARELLI
La street art romana e il coronavirus   di Stefania Giacomini

ATTUALITA'

I murales sono frutto di una arte effimera destinata, dopo poco tempo, a fare spazio ad altri. Eppure L’abbraccio di Harry, che ha emozionato tanti cittadini romani, rimane al suo posto, sul muro esterno dell’ospedale Spallanzani. Immagine tratta dal film di Milos Forman ‘Qualcuno volo sul nido del cuculo’. Sempre a firma di Harry è la ‘Human family’, una sorta di fermo immagine della pandemia:
viene rappresentata una intera famiglia in gabbia proprio nei giorni in cui la città eterna e tutta l’Italia si fermano a marzo a seguito del decreto del Presidente dei Ministri. E ancora Laika, artista che si definisce la ‘Poster Artist /Attacchina’, con il suo murales all ‘Esquilino, ha il volto di Sonia Zhou, la ristoratrice cinese molto conosciuta nella capitale, vestita con una tuta bianca che dice in una scritta ‘jenesuipasunvirus’, ovvero ‘non sono un virus’. E accanto una nuvoletta da fumetto ammonisce ‘c’è in giro un ‘epidemia di ignoranza dobbiamo proteggerci’.
Murales provocatori che fanno riflettere, raccolti, durante e post covid da Carla Cucchiarelli, già autrice del primo testo sui murales romani, in questo secondo libro.

Il fascino dei murales è quello della denuncia: un po' come i Pasquino di una volta?
C: Credo che siano numerose le caratteristiche che rendono un murales affascinante, non solo quello di denuncia. Ovviamente ci sono artisti che usano le loro opere per puntare il dito su problemi e situazioni, anche dal punto di vista politico. Penso a Tvboy, MauPal e Sirante per esempio. Molte delle loro opere dal SuperPope al bacio tra Salvini e di Maio sono state cancellate. Anche Laika segnala e denuncia situazioni complesse come ad esempio il caso Zaky. Nel suo poster lo studente egiziano viene rassicurato da Regeni che gli dice, abbracciandolo dalle spalle, "Stavolta andrà tutto bene

Cosa ti ha spinto a fare questa  ricerca?
C: In realtà io vado sempre in cerca di murales, mi piace camminare e conoscere Roma così. Stavo lavorando alla seconda edizione di "Quello che i muri dicono-Guida ragionata alla street art nella capitale," quando è iniziata la pandemia e il mondo si è fermato, anche quello dei murales. Così ho dovuto ricominciare da capo e vedere cosa stava cambiando nella città eterna. Ho cercato di fissare in qualche modo il diario di quei giorni. Penso che anche la letteratura, il cinema, tutte le arti dovranno riflettere in futuro su quello che è accaduto con il covid e considerare questo periodo come una specie di spartiacque. Ci sarà comunque un prima e un dopo.

Non è un peccato che siano transitori?
Fortunatamente non accade a tutti, ma certamente è un peccato. Alcuni sono così belli che andrebbero salvati. A Napoli l'unico lavoro che ha lasciato Banksy in Italia, la Madonna con la pistola, è stato coperto con una lastra di vetro per evitare di perderlo. Lo stesso credo sia stato fatto con L'abbraccio di Harry Greb allo Spallanzani. I murales, sono per loro stessa natura, a tempo. Li uccide lo smog, la pioggia, i nuovi lavori edili, persino il complesso rapporto dell'opera con altri autori. Il passare del tempo è, in qualche modo, una caratteristica del murale. Lo ha evidenziato benissimo con il suo fregio sul Lungotevere, Willam Kentridge, un'opera fatta proprio per durare non più di 5 anni. Rimane da aggiungere però che, grazie alla tecnologia e ai social, i lavori anche quelli che vengono cancellati o rimossi vivono davvero per sempre.
La lettura di questo libro, corredato di foto di questi veri e propri capolavori, scorre via e che dà un’immagine di una capitale viva, piena di fermento sociale e di voglia di cambiare quartieri più periferici in meglio, come il Trullo colorandoli di messaggi e di valori che non si possono non  condividere. Tante le donne artiste che hanno firmato i loro murales proprio in questo quartiere.
Varrebbe la pena fare un vero e proprio tour con in mano il libro di Carla Cucchiarelli con cui ho lavorato per anni al tglazio.A volte non avevamo le stesse idee ma ci siamo sempre rispettate e, spero ammirate.

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