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SANREMO AI GIOVANI, MA DILAGANO LE POLEMICHE di Daniela d'Isa
Date: 14/02/2019
SPETTACOLO
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SANREMO AI GIOVANI, MA DILAGANO LE POLEMICHE  di Daniela d'Isa

Non saremo noi di “Good in Italy” gli ennesimi a criticare la canzone vincitrice del sessantanovesimo Festival della Canzone italiana, solo perché il suo autore e interprete ha madre italiana e padre egiziano. Alessandro Mahmoud è un ragazzo dolce, educato, ha fatto la gavetta, è nato in Italia ventisei anni fa e vive a Gratosoglio (Milano). Diciamo che “Soldi”, la canzone con cui ha vinto Sanremo 2019 e che le radio propongono in continuazione, non era

la canzone più bella. Invece Alessandro ha vinto con i voti decisivi della sala stampa e della giuria d’onore, mentre il televoto aveva incoronato Ultimo. Noi avremmo preferito vedere con l’ambito trofeo Loredana Bertè. Quando sul palco dimagrita e in forma, Loredana ha cantato la sua “Cosa ti aspetti da me”, cucitale addosso dal genio di Gaetano Curreri, il pubblico dell’Ariston l’ha illusa che la vittoria sarebbe stata sua con tre standing ovation. Invece è arrivata quarta, dopo Mahmoud, Ultimo (il ventitreenne romano con una bella canzone, ma presuntuoso e assai maleducato, le sue parolacce alla stampa non sono giustificate dalla delusione) e Il Volo. Per il resto in questo Sanremo le canzoni ci sono state, lo spettacolo poco. Il mitico teatro Ariston si è acceso quando sul palco sono saliti Bocelli, Giorgia, Cocciante, Venditti, Serena Rossi, Ligabue, i super ospiti tutti rigorosamente italiani e portatori sani della grande melodia del nostro Paese. Ma le gag, le scenette, i cosiddetti spazi comici non ci hanno convinto neanche un po'. Ed anche il talento della co-conduttrice Virginia Raffaele è stato mortificato da battute da osteria o comunque da testi mal scritti. Quasi sempre promossa nella scelta degli abiti, Virginia ha scelto per la prima e per l’ultima serata l’eleganza infallibile di Armani. Però dispiace rilevare che formidabile nel fare le imitazioni Virginia (chi dimentica le sue esilaranti Carla Fracci o Belen Rodriguez?), è stata ridotta a presentare leggendo sul gobbo il regolamento delle votazioni o i codici con i quali votare i 24 artisti in gara. Mortificato anche Claudio Bisio, non a suo agio e con testi poco buoni. Inoltre: anche storpiare le parole di canzoni belle della storia della musica come “Mamma” o “Ci vuole un fiore” (del grandissimo Endrigo) per “far ridere”, non è stata un’idea felice. Eppure, c’erano 10 autori 10, di cui evitiamo di citare i nomi perché ce l’hanno messa tutta per mortificare la sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, la seconda di Claudio Baglioni. Baglioni cui piace vincere facile quando attacca “Piccolo grande amore” e tutte le altre sue canzoni più famose, o duetta con Ligabue nell’omaggio a Francesco Guccini con “Dio è morto”. Va dato però merito al direttore artistico di aver osato portando sul palco dell’Ariston gli indipendenti, giovani più o meno conosciuti, e suoni nuovi, con il risultato che quest’anno Sanremo è stato seguito da giovani e giovanissimi ed è stato più social rispetto agli anni passati.
Cosa resta al di là delle immancabili proteste?
Simone Cristicchi e la sua preghiera d’amore universale “Abbi cura di me” e il bel testo di “Argentovivo” di Daniele Silvestri. E alla fine, anche se con una contrazione rispetto all’anno scorso, la grande macchina del festival è stata seguita nelle due sale stampa di Sanremo da oltre 1.400 giornalisti, più tutti quelli che hanno animato per otto giorni le trasmissioni dedicate al festival. Perché Sanremo è Sanremo.
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