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LA FESTA DEL CINEMA CHIUDE CON CIFRE DA RECORD

2017

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LA FESTA DEL CINEMA CHIUDE CON CIFRE DA RECORD di Daniela d’Isa
Date: 07/11/2017
FESTA DEL CINEMA | CULTURA E SPETTACOLO
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LA FESTA DEL CINEMA CHIUDE CON CIFRE DA RECORD  di Daniela d’Isa

Piacerà  anche a chi non è appassionato di tennis “Borg McEnroe”, il film di Janus Metz Pedersen che ha vinto il Premio del Pubblico BNL alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Nelle nostre sale il 9 novembre, è  il racconto della  rivalità che contrappose negli Anni Ottanta due tennisti dal grande talento: l’algido svedese Bjorn Borg e l’irascibile statunitense John McEnroe. Il film procede come un thriller psicologico descrivendo anche l’infanzia e l’adolescenza difficili di ambedue, le loro paure, e quelli che il regista ha definito i loro demoni, fino ad arrivare alla fatidica finale di Wimbledon del 1980.

Tutti sappiamo com'è andata, ma ugualmente rimaniamo attaccati alla poltrona a seguire quella che ancor oggi è  ricordata come la partita di tennis del XX secolo, con lo stadio inglese ripreso dall’alto che sembra il Colosseo prima dell’entrata della sfida tra due leoni. Un film avvincente, non il preferito dal direttore della Festa Antonio Monda, che ha  elencato però con soddisfazione i numeri della sua terza Festa. Più 13 per cento di incassi, 268 proiezioni, 106 film di 27 Paesi presentati e una vera e propria esplosione sui social.
 
Tra le anteprime una segnalazione  speciale merita “Maria by Callas- In her own  words”. A quarant’anni dalla morte avvenuta nel 1977 a soli 53 anni per arresto cardiaco in quella Parigi che oggi le dedica una mostra al centro polifunzionale La Seine Musicale, la soprano più  famosa del mondo si racconta, attraverso la voce di Fanny Ardant che la interpretò  nel “Callas forever” di Franco Zeffirelli. Un film prezioso e unico, in cui Maria (e il suo privato) si alterna alla Callas (la Diva volubile e capricciosa) rendendoci l’immagine di una donna sola, mai amata.  “Meneghini, mio marito, amava non me ma la Diva” e il suo grande amore Aristotele Onassis non le disse neppure addio prima di sposare in gran fretta  l’ex first lady americana Jacqueline Kennedy. Lei stessa rivela che dalla vita avrebbe voluto un’esistenza normale, una famiglia e dei figli. La scelta è quella di mostrarci una Callas eterea ed esile, dopo quel 1953 in cui perse più di 30 chili e divenne un’icona di eleganza grazie alla trasformazione che operò in lei una grande sarta italiana di quel tempo, Biki. Il regista Tom Volf ha viaggiato tre anni in giro per il mondo trovando lettere, testimonianze inedite, super 8, registrazioni private, vere e proprie chicche, intervallate da arie di opere della migliore lirica italiana.
 
Il film di chiusura, “The Place”, di Paolo Genovese, ha un po' deluso chi si aspettava la dinamicità di quel “Perfetti sconosciuti” che ha valso infiniti premi al regista romano. Claustrofobico e immobile, ispirato ad  una serie tv americana, “The Place” (esce il 9 novembre) ci fa vedere un misterioso uomo (Valerio Mastandrea) che riceve, seduto al tavolo di un ristorante, varia umanità che vuole esaudire un desiderio. Una specie di patto faustiano nella Roma di oggi. L’Uomo annota le richieste in un libro e perché i desideri si avverino chiede  a ciascuno di compiere azioni terribili e persino dei delitti. Nulla da eccepire sugli attori: da Alba Rohrwacher nella parte di una suora che ha perso Dio, a Marco Giallini, un poliziotto che cerca l'amore di suo figlio ( Silvio Muccino); da Alessandro Borghi che vuole riacquistare la vista ( a lui viene chiesto di violentare una donna), a Vinicio Marchioni che per salvare suo figlio dal cancro avrà il compito di uccidere una bambina. Su tutti un’ennesima grande interpretazione di Giulia Lazzarini: a lei per far guarire il marito l’Uomo da il compito di far scoppiare una bomba. C’e anche Sabrina Ferilli nel ruolo della proprietaria del ristorante.La domanda del film è: cosa siamo disposti a fare per ottenere ciò che vogliamo?
 
Molti i convegni alla Festa: spesso interessanti quelli nello spazio Roma Lazio Film Commission. “Cinema come promozione del made in Italy”ha voluto regalare agli artigiani del cinema la platea del grande evento romano. Presenti operatori di macchina, sarti di scena, attrezzisti, capi elettricisti, stunt-man, tecnici del suono che hanno raccontato ai giovani della Festa i loro preziosi mestieri. Caterina D’Amico, preside della Scuola Nazionale di Cinema ha sottolineato l’importanza di questi lavori auspicando che i ragazzi ci si dedichino “Troppo spesso sento che tutti vogliono fare i registi o gli attori e basta”. Il convegno è  stato introdotto dallo scenografo e regista  Enzo De Camillis, presidente della Pellicola d’Oro, l'unico riconoscimento in Europa dedicato ai mestieri del cinema, come ha sottolineato la parlamentare europea Silvia Costa. Tutti concordi che è  importante lavorare sulla formazione in un Paese che è  l’unico ad aver sperimentato l’alternanza scuola - lavoro.
 
Una parola infine sul Premio alla carriera al regista americano David Lynch. Chi non è  rimasto suggestionato dall’onirica serie tv di “Twin Peaks”di cui a distanza di quasi trent’anni  Lynch ha girato il sequel? Enigmatico e disarmante Lynch ha animato una delle conferenze stampa più affollate della Festa, preferendo rispondere a domande sulla meditazione trascendentale cui si dedica appena può perché, a suo dire “apre la mente e aiuta la creatività”.

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